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Business mentoring

Business mentor, business coach o consulente: chi ti serve davvero

Tre figure che spesso si confondono. Che cosa fa ciascuna, quando serve, che cosa chiederle prima di iniziare e come capire quale ti serve in questo momento.

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Chi guida un’impresa prima o poi cerca qualcuno con cui confrontarsi. Il problema è che le parole si somigliano: consulente, coach, mentor, business coach, advisor. Sui biglietti da visita sembrano sinonimi. Nel lavoro sono mestieri diversi, e scegliere quello sbagliato costa tempo e soldi anche quando il professionista è bravo.

La differenza si capisce con una domanda sola: chi deve trovare la risposta?

Il consulente: la risposta la porta lui

Il consulente conosce una materia e viene chiamato per risolvere un problema definito: rifare il controllo di gestione, entrare in un mercato estero, riorganizzare la logistica. Analizza, propone, spesso consegna un documento e talvolta segue l’attuazione.

Serve quando il problema è tecnico e ti manca la competenza. Se devi capire come strutturare una holding, non ti serve qualcuno che ti chieda come ti senti rispetto alla holding.

Il limite è nel confine del mandato. Un consulente lavora sul problema che gli hai portato, e raramente su come sei arrivato ad averlo. Se le stesse difficoltà si ripresentano ogni due anni con nomi diversi, un altro progetto di consulenza rischia di curare il sintomo.

Il business coach: la risposta è già tua, va tirata fuori

Il coach parte da un’idea diversa: chi guida un’attività di solito ha già molte delle risposte, ma non riesce a vederle perché ci è dentro. Il suo strumento sono le domande, l’osservazione, la verifica di ciò che fai tra un incontro e l’altro.

In Italia si usa «business coach» soprattutto per chi lavora sull’attività (vendite, obiettivi, organizzazione del tempo) ed «executive coach» per chi lavora sulla persona che guida (decisioni, leadership, equilibrio). Non è una distinzione ufficiale: ognuno usa i termini a modo suo, ed è sempre il caso di chiedere come lavora in concreto. Abbiamo approfondito qui che cos’è l’executive coaching.

Serve quando sai fare il tuo mestiere e il blocco riguarda il modo in cui decidi, deleghi, reagisci. Il limite è simmetrico a quello del consulente: se ti manca davvero una conoscenza, le domande non te la daranno.

Il business mentor: la risposta la conosce chi ci è già passato

Il mentor è un imprenditore o un professionista con esperienza che ti affianca sul tuo progetto. Non tiene lezioni e non consegna documenti: guarda ciò che stai facendo e ti dice ciò che ha visto succedere in situazioni simili.

Il suo valore è soprattutto preventivo. Chi ha visto molte aziende riconosce presto un mercato stimato a occhio, un budget senza margine per gli imprevisti, un socio scelto per amicizia e non per competenze. Sono errori che da soli si scoprono tardi.

Serve soprattutto all’inizio e nei passaggi nuovi: un’attività da avviare, un progetto che non hai mai fatto. Il limite è che l’esperienza di una persona resta l’esperienza di una persona: un buon mentor lo sa e lo dice. La pagina sul business mentoring spiega come può funzionare in pratica.

Tre figure a confronto

Tre figure a confronto
AspettoConsulenteBusiness coachBusiness mentor
Da dove viene la rispostaDalla sua competenzaDa te, con le sue domandeDalla sua esperienza, messa a confronto con la tua
Quando serveProblema tecnico definitoSai il mestiere, il blocco è nel comeStai facendo qualcosa per la prima volta
Che cosa resta alla fineUn risultato, spesso un documentoUn modo diverso di lavorareScelte fatte meglio, errori evitati
Il rischioCurare il sintomoDomande dove serve una competenzaCopiare una strada che era giusta per altri

Come capire chi ti serve adesso

Prova a scrivere in una riga il problema che ti ha spinto a cercare aiuto. Poi guarda che forma ha.

  • «Non so come si fa.» Ti serve una competenza: un consulente o uno specialista.
  • «So come si fa ma non lo faccio», oppure «continuo a ritrovarmi nella stessa situazione». Il lavoro è su di te: un coach.
  • «Non l’ho mai fatto e nessuno intorno a me l’ha fatto.» Ti serve chi l’ha già fatto: un mentor.
  • «Va tutto bene e non sto bene.» Questa è un’altra domanda ancora, di cui parliamo in Hai successo ma non stai bene.

Molte situazioni ne combinano due. Chi avvia un’impresa, per esempio, ha bisogno sia dell’esperienza di un mentor sia di verificare se è pronto a reggere ciò che sta costruendo. Per questo Il Primo Successo unisce business mentoring ed executive coaching nello stesso percorso, con gli specialisti fiscali e societari chiamati quando serve.

Quattro domande da fare prima di firmare

Vale per tutti e tre, e soprattutto per i titoli che non hanno un albo.

  1. Che cosa hai fatto prima di fare questo? Un mentor che non ha mai guidato un’impresa sta raccontando cose lette.
  2. Come lavori in concreto? Quanti incontri, per quanto tempo, che cosa succede tra un incontro e l’altro.
  3. Con quanti clienti lavori contemporaneamente? Dice molto dell’attenzione che riceverai.
  4. Quando mi diresti che non sei la persona giusta? Chi non sa rispondere probabilmente non lo direbbe mai.

Una buona prima conversazione serve proprio a questo: capire se ha senso lavorare insieme, in entrambe le direzioni. La consulenza orientativa con Alessandro Labadini nasce così: 45 minuti in videochiamata per capire dove sei oggi e che cosa ti serve, anche quando la risposta è un’altra figura.

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Il primo passo è una conversazione.

La consulenza orientativa serve a comprendere dove sei oggi, che cosa desideri o stai attraversando e quale percorso, Il Primo o Il Secondo Successo, è adatto a te.