In Italia la professione di coach non ha un albo. Rientra tra le professioni non organizzate regolate dalla legge 4 del 2013: esistono associazioni e certificazioni private, ma non c’è un titolo obbligatorio per esercitare. In pratica chiunque può stampare un biglietto da visita con scritto «executive coach».
Questo non significa che i bravi professionisti non esistano. Significa che il lavoro di selezione spetta a te. Ecco come farlo.
Prima di cercare: che cosa ti serve?
Metti per iscritto il motivo per cui stai cercando. Una riga. Se è un problema tecnico, forse ti serve un consulente. Se stai facendo qualcosa per la prima volta, un mentor. La differenza è spiegata in Business mentor, business coach o consulente. Se invece il tema riguarda come decidi, come regge il tuo ruolo, come stai vivendo ciò che hai costruito, allora sì, stai cercando un executive coach. Qui spieghiamo che cos’è, se vuoi partire dalla definizione.
I sette criteri
1. Che cosa ha fatto prima
È la domanda più importante, e la meno scomoda da fare. Ha mai guidato un’impresa, gestito persone, firmato un contratto che gli toglieva il sonno? Un coach che non è mai stato al tuo posto può aiutarti lo stesso, ma dovrà spiegare come. Chi ha vissuto certe pressioni le riconosce senza che tu le debba tradurre.
2. Come lavora, nel dettaglio
Durata, frequenza, che cosa succede tra un incontro e l’altro, che cosa si misura. Le risposte vaghe («dipende, ogni percorso è unico») sono vere solo a metà. Ogni percorso è diverso, ma il metodo dovrebbe saperlo descrivere in cinque minuti.
3. Quanti clienti segue
Un coach con quaranta clienti ha un’agenda piena e un’attenzione divisa. Non c’è un numero giusto, ma la domanda ti dice molto, compresa la facilità con cui risponde.
4. Che cosa non fa
Un buon professionista sa elencare i propri limiti. Ti dice che non è un terapeuta, che certe situazioni le manda da altri, che non può garantire risultati economici. Chi sa fare tutto, per tutti, in ogni caso, di solito non ha ancora incontrato il tuo problema.
5. Se ti dice di no
Chiedigli quando ha rifiutato un cliente, e perché. Chi accetta chiunque paghi sta vendendo un servizio, e fa fatica a dirti la verità quando serve.
6. Come parla di riservatezza
Racconterai cose che non dici al tuo socio, a volte nemmeno a casa. Come tratta ciò che gli dici? Racconta casi riconoscibili sui social? Se ti porta esempi di altri clienti con troppi dettagli, un giorno potrebbe portare i tuoi.
7. Come ti senti dopo la prima conversazione
Non se ti è piaciuto: se ti sei detto qualcosa di vero. Una buona prima conversazione a volte è leggermente scomoda. Se esci entusiasta e non ricordi una sola domanda che ti ha messo in difficoltà, forse hai assistito a una vendita.
Le certificazioni contano?
Contano, ma meno di quanto si pensi e più di quanto dicano i detrattori. Una certificazione seria (l’International Coaching Federation è la più nota a livello mondiale) dice che la persona ha studiato un metodo e accettato un codice etico. Non dice se sa capire un imprenditore. Considerala un elemento, accanto all’esperienza, non al posto suo.
Vicino a casa o lontano?
Molti cercano un coach nella propria città per abitudine. Ha senso se il lavoro di persona per te è importante, ma non dovrebbe essere il primo criterio. Meglio la persona giusta in videochiamata che quella comoda da raggiungere. Abbiamo raccolto i dati e le domande nella pagina Executive coach e business mentor in Italia.
I segnali che dovrebbero farti cambiare strada
- Promette numeri: fatturato, ore, tempi certi di risultato.
- Ti mette fretta: «il prezzo vale solo oggi», «restano due posti».
- Parla più di sé che di te, nella prima conversazione.
- Ha una soluzione pronta prima di aver capito il problema.
- Svaluta terapeuti, medici o altri professionisti.
- Ti fa sentire sbagliato se hai dei dubbi.
Le domande da portare al primo incontro
Copiale, sono tue.
- Che cosa facevi prima di questo lavoro?
- Com’è fatto, in concreto, un percorso con te?
- Con quanti clienti lavori in questo momento?
- Quando hai detto di no a qualcuno, e perché?
- Che cosa non puoi fare per me?
- Che cosa dovrò fare io, tra un incontro e l’altro?
Puoi mettere alla prova questi criteri cominciando da qui. Alessandro Labadini è stato per molti anni imprenditore nelle biotecnologie e consulente strategico di oltre 480 aziende, e segue al massimo 10 clienti alla volta. Il primo passo è una consulenza orientativa di 45 minuti in videochiamata: porta queste domande.