L’executive coaching è un lavoro individuale con chi ha responsabilità di guida: imprenditori, professionisti, dirigenti. Si svolge in una serie di incontri uno a uno, per un periodo definito, sulle situazioni reali che la persona sta vivendo. Non insegna a fare il proprio mestiere. Aiuta a vedere con più chiarezza come lo si sta facendo, e a che prezzo.
La definizione è semplice. Il resto dell’articolo risponde alle domande che di solito vengono dopo.
Che cosa fa, in pratica, un executive coach
Fa domande, innanzitutto, ma non domande qualsiasi. Sono quelle che in azienda nessuno ti fa, perché chi lavora con te ha un interesse nella risposta o non si permette di fartele. Perché questa decisione la stai rimandando da quattro mesi? Che cosa succederebbe se per due settimane non rispondessi a quel socio? Quando hai deciso che tutto doveva passare da te?
Poi osserva. Un buon coach nota gli schemi: la reazione che torna identica in situazioni diverse, la frase che ripeti, il tema che eviti. E verifica: ciò che si è detto la settimana scorsa è successo, oppure no? Perché?
Non sostituisce il tuo commercialista, il tuo avvocato o il tuo direttore commerciale. Non decide al tuo posto. Se ti serve qualcuno che porti una soluzione tecnica, ti serve un consulente: ne parliamo in Business mentor, business coach o consulente.
Su che cosa si lavora
I temi cambiano da persona a persona. Quelli che ricorrono più spesso sono questi.
- Le decisioni. Le stesse che prima prendevi in un’ora oggi ti tengono sveglio, oppure le prendi in automatico e te ne penti.
- Il controllo. Ciò che ha fatto crescere l’azienda, la tua presenza su tutto, adesso ne frena la crescita e consuma te.
- Le persone. Delegare, scegliere, separarsi da qualcuno, parlare con un socio.
- L’identità. Il ruolo ha occupato tutto lo spazio, e fuori dal lavoro non sai bene più chi sei.
- L’energia. Il corpo presenta il conto: sonno, stanchezza, irritabilità.
- I passaggi. Una crescita, una cessione, un cambio di ruolo, una fase della vita in cui le vecchie motivazioni non bastano più.
Come si svolge un percorso
La forma varia molto da un coach all’altro. Di solito ci sono un primo colloquio per capire se ha senso lavorare insieme, una durata definita (spesso alcuni mesi), incontri regolari e un lavoro tra un incontro e l’altro.
La regolarità conta più di quanto sembri. Un incontro ogni tanto produce buone conversazioni. Un incontro ogni settimana per mesi produce un’altra cosa, perché ciò che è emerso ieri si misura con ciò che è successo in azienda oggi.
Per fare un esempio concreto: i percorsi di Alessandro Labadini durano sette mesi, con un incontro individuale ogni settimana e WhatsApp a disposizione tra un incontro e l’altro. La mappa sono le 7 Chiavi Evolutive, che però non si seguono in ordine: il lavoro segue la storia della persona. Alessandro segue al massimo 10 clienti alla volta. La pagina dedicata all’executive coaching entra nei dettagli.
Che cosa aspettarsi, e che cosa no
Diffida di chi promette numeri: fatturato raddoppiato, ore recuperate, felicità in dodici settimane. Un percorso serio non può garantirli, perché il lavoro lo fai tu e i risultati dipendono da molte cose che nessun coach controlla.
Ciò che è ragionevole aspettarsi è più modesto e più utile:
- decisioni prese con meno fatica, anche quando restano difficili;
- meno reazioni automatiche e più scelte;
- una distinzione più chiara tra ciò che vuoi tu oggi e ciò che volevi dieci anni fa;
- più spazio per il resto della vita, senza perdere ciò che hai costruito.
Quando non è la cosa giusta
Ci sono situazioni in cui l’executive coaching non serve, e un professionista onesto te lo dice.
Se stai male in senso clinico. Coaching e terapia sono mestieri diversi. Una depressione, un disturbo d’ansia o un lutto che non passa richiedono un clinico. Il coaching può venire dopo, o accanto, mai al posto.
Se ti serve una competenza tecnica. Se il problema è che non sai leggere un bilancio, impara a leggere un bilancio.
Se lo fai perché te l’ha detto qualcun altro. Un percorso individuale funziona solo con chi vuole farlo. La motivazione presa in prestito dura poche settimane.
Se cerchi qualcuno che ti dia ragione. Per questo ci sono già molte persone a disposizione, e di solito costano meno.
Come scegliere
In Italia il titolo di coach non è regolato da un albo, quindi la scelta è interamente nelle tue mani. Abbiamo raccolto i criteri utili in Come scegliere un executive coach. Il più importante è una prima conversazione vera, in cui fai tu le domande e ti chiedi se con quella persona riusciresti a dire le cose che non dici a nessuno.
Se vuoi provare, la consulenza orientativa con Alessandro è di 45 minuti in videochiamata, da qualunque città d’Italia.